

Nove.

Napoleone:
dalla rivoluzione all'impero.


44. I primi passi di Napoleone: dal giacobinismo alla campagna
d'Italia.

Da: V. Criscuolo, Il giovane Napoleone, Giunti Gruppo Editoriale,
Firenze, 1996.

In questo brano dello storico italiano Vittorio Criscuolo si
ripercorrono gli anni cruciali della vita di Napoleone Bonaparte,
quando, gi ufficiale dell'esercito francese, prima si avvicin ai
giacobini, poi, dopo aver scontato con la prigione la simpatia
nutrita verso di loro, ne abiur decisamente le convinzioni
politiche. Da quel momento egli divenne, dopo essersi messo in
luce all'assedio di Tolone e nella repressione interna contro
monarchici e giacobini, una sorta di braccio armato del Direttorio
e, protetto da Barras, ottenne il comando dell'armata d'Italia,
che egli trasform da obiettivo strategico secondario nella prima
tappa della sua trionfale carriera.

Quando sbarc sul suolo francese [tornando dalla Corsica, dove si
svolgevano tumultuose lotte indipendentiste] Napoleone trov una
situazione profondamente mutata. Il 2 giugno 1793 l'ala sinistra
della Convenzione, la Montagna, reclutata quasi interamente nel
club dei giacobini, roccaforte del movimento democratico, aveva
attuato con l'appoggio delle masse popolari parigine un colpo di
stato, proscrivendo la destra girondina e assumendo il completo
controllo dell'assemblea. Era una svolta decisiva, che faceva
segnare un'ulteriore radicalizzazione del processo rivoluzionario.
Il 24 giugno 1793 la Convenzione approv la nuova costituzione
repubblicana, ispirata ai pi radicali princpi di democrazia
politica.
Ma era impossibile mettere in funzione la costituzione in una
Francia minacciata dall'avanzata delle armate nemiche alle
frontiere, dalla controrivoluzione in Vandea, dalla rivolta
federalista innescata nelle provincie di Sud-Est dai girondini e
appoggiata anche dalle potenze coalizzate (il 29 agosto una
squadra inglese entrava nel porto di Tolone). Il 10 ottobre 1793
la Convenzione decret perci, su rapporto di Saint-Just, la
sospensione della costituzione e stabil il governo rivoluzionario
del Comitato di salute pubblica guidato da Maximilien Robespierre.
Iniziava cos il periodo del Terrore, contraddistinto da
un'energica azione contro tutti i nemici della rivoluzione:
l'insurrezione in Vandea fu stroncata e le citt che avevano
aderito alla rivolta federalista (Lione, Marsiglia, Tolone) furono
riportate sotto il controllo della Repubblica.
Di fronte a questi tragici eventi Napoleone decise di appoggiare
la politica del gruppo montagnardo al potere ed espresse
pubblicamente questa posizione in un opuscolo comparso nell'estate
del 1793, La cena di Beaucaire.
L'opera, datata 29 giugno 1793, riporta un dialogo, quasi
certamente immaginario, fra un ufficiale francese portavoce delle
opinioni dell'autore, un negoziante di Marsiglia, un patriota di
Nmes e un fabbricante di Montpellier, tutti riuniti a cena alla
fiera di Beaucaire, piccola localit della bassa Linguadoca.
Incontriamo in questo scritto un Napoleone ormai gi lontano
dall'ingenuo radicalismo del Discorso, composto due anni prima
[dissertazione presentata nel 1791 ad un concorso, che presentava
una pedissequa adesione alle idee di Rousseau], che dimostra,
sulla base di una dettagliata conoscenza della situazione della
Repubblica, una notevole maturit di analisi e di giudizio
politico. Evidentemente il traumatico distacco dalla Corsica
[dove, come abbiamo detto, stavano avvenendo moti indipendentisti
nei quali la famiglia Bonaparte era in qualche modo coinvolta] e i
drammatici eventi rivoluzionari hanno scavato nel suo animo una
concezione pessimistica degli uomini, che sar poi la premessa di
tutta la sua azione politica:
.
Dopo quattro anni di rivoluzione, dopo tante trame, complotti,
cospirazioni, tutta la perversit umana si  sviluppata sotto
differenti aspetti.

 [...] Nonostante l'efficacia e la chiarezza delle argomentazioni,
l'opuscolo pass praticamente inosservato. Del resto Napoleone
aveva ormai abbandonato il sogno di conseguire la gloria
attraverso la carriera letteraria. E fu la guerra a offrirgli
l'occasione tanto attesa per distinguersi.
Presente per caso all'assedio di Tolone, egli venne chiamato da
Saliceti, rappresentante in missione della Convenzione, a
sostituire il comandante dell'artiglieria, rimasto ferito in uno
scontro, e diede un contributo decisivo alla presa della citt (18
dicembre 1793). Fu lui infatti a predisporre il piano che, con la
conquista del forte Mulgrave, consent ai francesi di tenere sotto
controllo la rada, costringendo le navi inglesi a prendere il
largo.
Nell'assalto Napoleone ricevette un colpo di baionetta alla coscia
sinistra. Grazie a questo successo egli ottenne dallo stesso
Saliceti e dall'altro rappresentante in missione, Augustin
Robespierre, fratello minore di Maximilien, la nomina a generale
di brigata. Egli si dedic allora alla preparazione di una
prossima campagna militare in Italia.
In questi piani, che ci sono rimasti, Napoleone si sforza di
dimostrare che il colpo decisivo all'Austria poteva essere portato
solo dalla penisola e traccia le linee fondamentali della campagna
che avrebbe attuato nel 1796-1797: conquista della Lombardia e
poi, trascurando il resto dell'Italia, attacco a fondo, in
direzione di Vienna. [...].
Questi progetti di offensiva in Italia, osteggiati in seno al
Comitato di salute pubblica da Carnot [Lazare-Nicolas Carnot sar
uno dei protagonisti della caduta di Robespierre, poi membro del
Direttorio], che pensava a un attacco in Spagna, furono invece
caldamente sostenuti da Augustin Robespierre. Anche per questo
Napoleone fin per essere considerato dall'opinione pubblica
strettamente legato ai fratelli Robespierre. Ma fu egli veramente
giacobino? Quale significato si deve dare alla sua adesione al
governo rivoluzionario diretto dal gruppo montagnardo-
robespierrista?.
Legato da amicizia al pi giovane dei Robespierre, egli non
conobbe per personalmente Maximilien, e in quei mesi non si
pronunci apertamente sulla sua opera di governo. Certo la
formazione rousseauiana e gli ideali di riforma sociale e politica
espressi nel discorso potevano avvicinare Napoleone al
giacobinismo. Forse perfino nel temperamento, chiuso, taciturno,
drammaticamente intenso, qualcosa accomunava l'avvocato di Arras e
il giovane ufficiale di Ajaccio. Ma la tesi dello storico Alphonse
Aulard (1849-1928), che giudic Napoleone un giacobino convinto,
va alquanto ridimensionata.
E' significativo che nella Cena di Beaucaire l'adesione alla
politica della Montagna non si presenti per nulla come una scelta
di partito: nel corso del dialogo l'ufficiale, secondo un
atteggiamento tipico del militare, si mantiene estraneo al
conflitto delle fazioni e sostiene il governo rivoluzionario
soprattutto nell'intento di difendere l'autorit dello Stato.
Non c' dubbio per che Napoleone ritenne l'energia rivoluzionaria
di Robespierre indispensabile per salvare la rivoluzione. Anzi in
un certo senso la dittatura che egli instaurer dopo il colpo di
Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) si fonder in parte proprio
sulla stessa motivazione che aveva giustificato la sua adesione al
regime del Terrore: la convinzione cio che solo un regime
autoritario fosse in grado di assicurare l'ordine e la coesione
nazionale e di condurre vittoriosamente la guerra contro le
potenze europee. In fondo non aveva tutti i torti madame de Stal
nel definire Napoleone un Robespierre a cavallo.
Gli stessi successi del governo rivoluzionario crearono le
premesse per una sua caduta. Dopo l'energica repressione delle
insurrezioni interne e le vittorie ottenute dalle armate della
Repubblica contro le potenze coalizzate, la Convenzione prese a
considerare inutile, e anzi pericolosa, la politica del Terrore.
Si annod cos una congiura che port il 9 termidoro anno secondo
(27 luglio 1794) alla caduta di Robespierre, ghigliottinato il
giorno seguente con il fratello e i pi stretti collaboratori. Gli
artefici della congiura, detti appunto termidoriani, assunsero il
potere e diedero vita a una violenta reazione contro la sinistra e
contro il movimento popolare. L'11 novembre 1794 veniva chiuso il
club dei giacobini. La politica dei termidoriani sfoci alfine
nello stabilimento della costituzione dell'anno terzo (1795),
ennesimo tentativo di stabilizzare su basi moderate il processo
rivoluzionario.
Anche Napoleone, accusato di giacobinismo, fu coinvolto nella
reazione termidoriana. Nell'agosto 1794 egli dovette patire per
breve tempo il carcere a Nizza e poi, dopo la scarcerazione, fu
tenuto in disparte senza essere impiegato. Nel marzo 1795 fu
radiato dall'artiglieria e destinato come generale di fanteria
all'armata della Vandea. Rifiut l'incarico non volendo
allontanarsi dall'armata d'Italia, e forse anche da Marsiglia,
dove si era fidanzato con la figlia di un ricco commerciante,
Dsire Clary, sorella minore della moglie di suo fratello
Giuseppe. [...].
Nell'agosto 1795 i termidoriani che dominavano la Convenzione, nel
tentativo di assicurarsi il controllo delle nuove istituzioni
previste dalla costituzione dell'anno terzo che stava per entrare
in vigore, promulgarono il cosiddetto decreto dei due terzi, per
effetto del quale dei 750 futuri deputati 500 avrebbero dovuto
essere scelti nel seno della Convenzione.
Il provvedimento scaten la reazione della destra monarchica che
vedeva svanire la possibilit di vincere le elezioni.
Il compito di stroncare l'insurrezione monarchica fu affidato
dalla Convenzione a Barras, e questi pens che gli sarebbe stato
utile in questa occasione quel generale corso messo in disparte
dopo termidoro per le sue simpatie giacobine, venuto a Parigi in
cerca di fortuna.
Probabilmente non  vero che Napoleone spazz via a colpi di
cannone gli insorti monarchici, come si  sempre ripetuto: il suo
ruolo nella giornata del 13 vendemmiaio dell'anno terzo (5 ottobre
1795) fu certamente amplificato, e segnatamente dal rapporto
presentato alla Convenzione da Louis Frron, che ambiva a sposare
la sorella di Napoleone, la bella Paolina. In ogni modo il
contributo dato alla sconfitta dell'insurrezione realista gli
valse la reintegrazione nell'esercito col grado di generale di
divisione e il comando dell'armata dell'interno.
Napoleone, che aveva imparato ormai a muoversi con abilit e
spregiudicatezza sulla scena politica, sapeva bene che era suo
interesse modificare la collocazione di sinistra che gli derivava
sia dai trascorsi rivoluzionari, sia dall'azione antimonarchica
del 13 vendemmiaio, grazie alla quale era tornato in auge. Cos
nell'esercitare la funzione di mantenere l'ordine nella capitale
egli riserv i colpi pi duri all'opposizione giacobina,
provvedendo a chiudere d'autorit alla fine di febbraio del 1796
il circolo del Panthon, luogo di riunione delle forze di
sinistra: utile occasione per dimostrare ai vincitori termidoriani
che le sue simpatie giacobine appartenevano al passato.
Legatosi indissolubilmente al carro politico di Barras, Napoleone
intrecci in questi mesi una relazione con un'ex amante di questi,
la creola Josephine Tascher de la Pagerie, vedova (con due figli)
di Alexandre de Beauharnais, un generale ghigliottinato nel 1794.
La relazione fu assai utile alla carriera di Napoleone,
contribuendo a cementare i suoi legami con l'onnipotente Barras,
che era entrato nel frattempo a far parte del primo Direttorio.
Ma, al di l di ogni calcolo politico, si tratt senza dubbio di
un legame profondo e sincero. [...]
Napoleone spos Josephine il 9 marzo 1796, sette giorni dopo avere
ottenuto la nomina a comandante generale dell'armata d'Italia.
Finalmente aveva ottenuto l'incarico al quale aveva sempre ambito
ed era in grado di mettere in pratica i piani strategici che fin
dal 1794 aveva elaborato. Per la verit anche ora, come nel 1794,
il fronte italiano aveva nei piani elaborati a Parigi una funzione
sussidiaria rispetto all'offensiva principale, affidata alle
armate di Jourdan e di Moreau sul Reno. Inoltre Napoleone si trov
al comando di un'armata assai inferiore per numero all'esercito
austro-sardo, e abbastanza male equipaggiata.
Grazie alla sua audacia egli sconvolse i piani della guerra, e
mentre in Germania l'offensiva segnava il passo, riusc a fare
della campagna d'Italia il terreno decisivo della vittoria
sull'Austria. Attraversando le Alpi nel punto pi difficile (il
Cadibona invece del pi agevole passo dei Giovi) egli riusc a
cogliere di sorpresa il nemico e a divedere l'esercito sardo da
quello austriaco, che sconfisse poi separatamente, il primo a
Millesimo e Ceva, il secondo a Montenotte e Dego.
Il re di Sardegna, spaventato anche da un tentativo di rivoluzione
promosso dai patrioti piemontesi, si affrett a firmare
l'armistizio di Cherasco, col quale cedeva alla Francia quattro
piazzeforti e lasciava in pratica che il Piemonte diventasse una
base per il proseguimento della campagna.
A questo punto Napoleone gioc nuovamente sulla sorpresa e, mentre
gli austriaci lo attendevano pi a nord, li aggir attraversando
il Po a Piacenza, e quindi li sconfisse a Lodi. Il 15 maggio 1796
le truppe francesi entravano trionfalmente a Milano, mentre il
grosso delle forze austriache si trincerava in Mantova.
Nel Memoriale Las Cases [ufficiale e memorialista francese al
servizio di Napoleone] ha individuato nei fatti di Tolone l'evento
decisivo della vita di Napoleone: L, la storia lo prender per
non lasciarlo mai pi; l comincia la sua immortalit. Ma la
testimonianza dello stesso Napoleone, riportata in un'altra pagina
del Memoriale, rivela che solo dopo Lodi egli ebbe chiara la
sensazione di essere votato a un destino straordinario:
.
Vendemmiale e anche Montenotte [...] non mi indussero ancora a
credermi un uomo superiore; solo dopo Lodi mi venne l'idea che
avrei potuto diventare un attore decisivo sulla nostra scena
politica.

Nel 1796 sul campo di battaglia di Lodi era nato dunque un uomo
nuovo, che si lasciava definitivamente alle spalle gli ardori e le
inquietudini della giovinezza e si consegnava all'immortalit. E'
impossibile esprimere meglio di quanto abbia fatto lo stesso
Napoleone l'effetto inebriante dell'improvvisa scoperta della
propria onnipotenza: Vedevo il mondo fuggire sotto di me, come se
fossi portato per l'aria.
